di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 18 agosto 2026.
20ª settimana del Tempo Ordinario.
Beati martiri carmelitani della rivoluzione francese a Rochefort.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 19,23-30)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa, dunque, ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».
Se il giovane ricco se ne era andato triste, incapace di lasciare le sue ricchezze e rifiutando la proposta di seguire Gesù, gli apostoli invece rimasero impietriti, ascoltando la spiegazione che, di quel rifiuto, diede il loro Maestro. Ricchezza e regno dei cieli sembrano essere incompatibili, come tentare d’infilare le gobbe di un cammello nel buco di un ago da cucito. Un’immagine paradossale, indubbiamente, ma sbaglieremmo di grosso a pensare che il regno dei cieli sia solo questione di conto in banca. Prova ne è che quella parola di Gesù lasciò stupiti anche quei discepoli che non solo non erano particolarmente abbienti, ma avevano anche già lasciato il poco che avevano. Lo sgomento è tale che, fatti due conti, sembra che anche per loro sia definitivamente sbarrato l’accesso al regno di Dio e, quindi, la possibilità di salvarsi. L’uomo, povero o ricco che sia, è sempre dominato dalla passione dell’avere, dall’istinto di possedere sempre di più, dal desiderio di acquistare cose nuove, dalla tentazione di accaparrarsi i beni altrui, dalla preoccupazione di accumulare beni per paura di non disporre del necessario nel momento del bisogno. Gesù non fa né un inno al pauperismo né un discorso sull’equa distribuzione dei beni. Chiede semplicemente di lasciare tutto e di seguire lui, d’imboccare cioè l’unica strada giusta, proprio in quell’incrocio dove il giovane ricco aveva volto le spalle al Signore. Pietro, consapevole di parlare a nome di tutti i suoi compagni di viaggio, afferma con umiltà, ma anche con un po’ di fierezza, che quello strappo, quel distacco da tutti i beni era già avvenuto sulle rive del mare di Galilea, lasciando le reti, la barca, il padre, il banco delle imposte… Cosa ne avranno in cambio? Cosa succederà dopo? Di cosa vivranno una volta lasciato tutto per lui? Gesù è consapevole che un tale distacco è possibile solo per un dono di Dio. L’uomo da solo, avvinghiato ai suoi beni come uno scoiattolo alla sua ghianda, sarebbe incapace di liberarsene. Solo un intervento di Dio, solo l’invito a seguirlo può dare all’uomo la forza di lasciare tutto per lui. A chi sarà capace di compiere questo salto, di provare a lasciare ogni cosa – anche se stessi e la propria volontà – Dio promette però un posto in prima fila allo spettacolo del regno dei cieli e, in dono, la vita eterna.
Preghiamo.
O Dio, che hai preparato beni invisibili per coloro che ti amano,
infondi nei nostri cuori la dolcezza del tuo amore,
perché, amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa,
otteniamo i beni da te promessi, che superano ogni desiderio.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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