di padre Carlo Cencio
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 19 agosto 2026.
20ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20,1-16)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
Nell’interpretare questa parabola non dobbiamo metterci nei panni dei sindacati o dei partiti di destra o di sinistra. Con loro dovremmo dare torto a questo generoso padrone che non paga semplicemente il lavoro ma piuttosto il cuore dell’opera e la sua fiducia in Lui. Cose che i sindacati non possono conoscere, essi conoscono solo alcuni diritti o qualche plus valore del prodotto.
Invece il buon Dio Padre calcola la fiducia in Lui. Con i primi aveva fatto un regolare contratto di un denaro al giorno come si faceva allora e ne furono contenti. Con tutti gli altri non fece contratto ma li mandò al lavoro sulla fiducia in Lui ed essi gli detterò piena fiducia. Quel padrone molto buono e generoso, amante dell’economia e dello spreco, li premiò con tutta la sua amorosa generosità. I primi ne furono invidiosi. Cerchiamo proprio di non esserlo e impariamo che con Dio è meglio non fare contratti ma fidarsi pienamente di Lui. Sarà con noi certamente grandioso.
Preghiamo.
O Dio, che hai preparato beni invisibili
per coloro che ti amano,
infondi nei nostri cuori la dolcezza del tuo amore,
perché, amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa,
otteniamo i beni da te promessi,
che superano ogni desiderio.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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