di fra Giancarlo Cencio
– Comunità di Savona –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 20 agosto 2026.
20ª settimana del Tempo Ordinario.
Memoria di San Bernardo, abate e dottore della Chiesa.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,1-14)
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
Abbiamo mai pensato al Regno di Dio come a una festa di nozze? Ma non una di quelle noiose, formali, dove vai solo per dovere. Parlo di una festa bellissima, riuscita alla perfezione, dove si ride e si sta bene insieme. A volte lo dimentichiamo. Pensiamo alla fede come a un obbligo da adempiere per guadagnarci il paradiso o per entrare in un club di “eletti”. È lo stesso errore che fanno gli invitati della parabola: inventano scuse, si girano dall’altra parte e, senza accorgersene, si perdono la meraviglia di stare con Lui. Succede anche a noi, vero? Quante cose mettiamo davanti all’amore di Cristo? Ci riempiamo le giornate di impegni, corriamo e ci facciamo distrarre da mille rumori che ci stordiscono la testa. Così, finiamo per dimenticare l’unica cosa che conta davvero. Allora, forza, non scoraggiamoci. Cerchiamo insieme, proviamo a rimettere Dio al centro della nostra quotidianità. Facciamo ordine tra le cose da fare, diamo loro il giusto peso e la giusta misura, in base alla gioia vera che ci regalano. In fondo, pensiamoci: cosa abbiamo di meglio da fare che lasciarci amare dal Signore? Prendiamo sul serio questo invito. Non ci viene chiesto di essere perfetti, ma di non essere superficiali. Stiamo parlando di Dio, dopotutto: vale la pena dare il massimo e presentarci a questo appuntamento con cura, con il vestito più bello che abbiamo nel cuore. È vero, Dio non mette condizioni e ci accoglie sempre, ma il modo in cui decidiamo di esserci dice tutto su quanto lo desideriamo davvero.
Preghiamo.
O Dio, che hai suscitato nella Chiesa il santo abate Bernardo,
acceso di zelo per la tua casa
come lampada che arde e risplende,
per sua intercessione concedi a noi lo stesso fervore di spirito,
per camminare sempre come figli della luce.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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