Caffè di lunedì 31 agosto 2026

di padre Roberto Fornara
– Comunità di Arenzano –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 31 agosto 2026.

22a settimana del Tempo Ordinario.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4,16-30)
In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Se si dà molta importanza a miracoli e segni prodigiosi si rischia di camminare all’indietro: «dove vi sono più segni e testimonianze c’è meno merito nel credere…
Non è proprio di Dio che si facciano miracoli; quando li fa, li fa solo se non ne può fare a meno. Perciò rimproverava i farisei: Se non vedete prodigi e segni, non credete!». Sono parole di san Giovanni della Croce, che spiega: chi fa dipendere la propria fede da simili prodigi, è in realtà prigioniero di una sorta di vanità idolatrica. Come i concittadini di Gesù. Si spiega così il passaggio dal loro sguardo stupito, fisso su di lui e dall’attenzione con cui ascoltano dal Verbo – nella forza e con la bellezza dello Spirito – le opere meravigliose di Dio, al tentativo (vano e frustrante, destinato a fallire) di farlo tacere, sopprimendolo, quando ci esorta alla conversione. Gesù non è lì per spiegarci la lettera della Scrittura, ma per compierla nella forza liberante dello Spirito: è la grazia di questo “oggi” e di ogni “oggi” in cui consentiamo allo Spirito di aprire non solo il rotolo delle Scritture, ma anche occhi se orecchi del nostro cuore.

Preghiamo.
Dio onnipotente, unica fonte di ogni dono perfetto,
infondi nei nostri cuori l’amore per il tuo nome,
accresci la nostra dedizione a te,
fa’ maturare ogni germe di bene
e custodiscilo con vigile cura.
Per Cristo, nostro Signore. Amen
 

Buona giornata a tutti!

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