di padre Davide Sollami
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 2 settembre 2026.
22ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4, 38-44)
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò e li serviva. Al calar del sole, tutti quelli che avevano inferti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo le mani su ciascuno di loro, li guariva. Da demòni uscivano da molti, gridando e dicendo: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non permetteva loro di parlare, poiché sapevano che era il Cristo. Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e volevano trattenerlo perché non se ne andasse via. Ma egli disse loro: «Bisogna che io annunci la città di Dio anche alle altre città; per questo infatti sono stato inviato». Ed egli andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.
«Uscito dalla sinagoga andò nella casa di Simone» Abitare gli usci, gli ingressi e le soglie: non c’è spazio che Gesù non abiti e da cui non scaccia paure e angosce. L’amore che predica è incarnato, vivo, che non rimane fermo alla Legge della sinagoga, ma già lì agisce e da lì riparte per andare nelle abitazioni di tutti. Mi viene in mente la benedizione delle case a Bozoum, quando padre Marco Poggi, anche lui “caffettiere” carmelitano, non solo accoglie i numerosissimi fedeli alla Messa della domenica, ma durante la settimana l’Annuncio di liberazione si allaccia le scarpe per raggiungere le anime di capanna in capanna.
«lo pregarono per lei». Non è la voce di uno, ma è una comunità a esprimere la preghiera. Se oggi non riesco a pregare so che c’è la Chiesa che lo fa per me, c’è la Comunione dei santi che lo fa per me. La richiesta a Dio non è mai per il bene di uno, ma per un bene moltiplicato che sa incarnarsi dove due o tre sono. La suocera sta male e, probabilmente, in quel momento non riesce a pregare? Non c’è problema. Una comunità si fa carico di quel silenzio, di quella preghiera mancata e Cristo la guarisce. La donna si rianima e inizia a servirli. Mi piace pensare che questa donna, col cuore liberato, ritrova la forza di servire tutti coloro che l’hanno aiutata, non per contraccambiare, ma per una gratitudine. Ricordo quel frate che offriva un bicchiere di buon vino della cantina del convento a tutti i muratori che stavano lavorando per il santuario. Insomma: nell’economia divina, la gratitudine, sia spirituale, sia materiale, segue la logica del dono. Non serviamo con la speranza di essere liberati, ma lo facciamo perché il servizio nasce da una liberazione che abbiamo già sperimentato.
Gesù Cristo cerca un luogo deserto per raccogliersi in preghiera, lo comprendiamo: lo facciamo anche noi. Mi stupisce qui l’umanità del Figlio: la richiesta genuina di silenzio e pace. E mi fa sorridere come anche con Lui il Padre usi la “pedagogia del disturbo”. L’amore disturba, ci toglie il sonno, le abitudini – anche quelle spirituali – ci costringe a nuovi ritmi e imprevisti. È il disturbo del Sabato Santo: l’amore deve vincere su qualcosa e tendenzialmente quel qualcosa è la nostra volontà di controllo, tranquillità e gestione. E così il Signore si ritrova ad annunciare a quella folla da cui si e era ritirato, si fa trovare – badiamo bene: non fugge.
“Volevano trattenerlo perché non se ne andasse via”. San Francesco d’Assisi 1200 anni dopo ci ricorderà che: «Il contrario dell’amore non è l’odio, ma il possesso, perché chi ama davvero lascia l’altro libero anziché cercare di trattenerlo o controllarlo». Anche noi, abbiamo la tentazione di voler tenere Gesù tutto per noi: fatichiamo nel riconoscerlo nelle vite degli altri. Ne abbiamo fatto uno schema, un qualcosa di conosciuto. Ne siamo gelosi, quasi i detentori unici. Ma ci viene detto chiaro anche nelle apparizioni del Risorto: non trattenetemi.
Preghiamo.
Dio onnipotente, unica fonte di ogni dono perfetto,
infondi nei nostri cuori l’amore per il tuo nome,
accresci la nostra dedizione a te,
fa’ maturare ogni germe di bene e custodiscilo con vigile cura.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
E su tutti voi, amici del Caffè Carmelitano, invoco la benedizione di Dio.
Una buona e santa giornata a tutti!
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