di padre Davide Sollami
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 2 ottobre 2026.
26ª settimana del Tempo Ordinario.
Memoria dei santi angeli custodi.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,1-5.10)
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei
cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete
e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi
accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono
sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».
“Chi è più grande?”. Il desiderio di primeggiare alberga nel cuore dell’uomo da sempre e i discepoli
non ne sono esenti e si dimostrano interessati a una posizione privilegiata nel regno dei cieli.
Nonostante vivano da tempo con Gesù, dimostrano di aver capito ancora poco. Sgomitare per
essere il più grande nel regno dei cieli, proprio lì dove è un’evidenza che il più grande ci sia già (è
Dio!), sembra assurdo. Anziché alimentare l’antagonismo tra loro, avrebbero potuto prendere
Gesù come modello. Il suo stile è unico e inconfondibile. Gesù, prima di rispondere a parole,
compie un gesto vistoso e quasi eclatante: «chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro» (Mt
18,2).
Non si tratta di un elogio della fanciullezza, sembra essere un presupposto necessario alla
conversione per il regno dei cieli, altrimenti “non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18,3).
Diventare come bambini non è solo un suggerimento teorico e spirituale, ma Gesù ne fa
esperienza in prima persona. Nella santa notte di Betlemme Dio sceglie di nascere tra il nulla e la
povertà. Dio fin dal principio sceglie di assumere una natura umana, fragile. Ogni volta che il
nostro cuore si volge con devozione a Gesù Bambino, questo Vangelo si rinnova.
Quando entriamo in chiesa lo sguardo si rivolge in un primo momento al Tabernacolo dove è
custodita l’Eucarestia: il Pane che si lascia frangere e che proprio a causa di quello spezzarsi ci
permette di riconoscere il Signore; in un secondo momento al Crocefisso che ci ricorda che
nessuna ferita (in latino vulnera) può condannarci alla morte, perché, grazie a Dio, è già stata
vinta.
In Giappone, quando un oggetto in ceramica si rompe, lo si ripara con l’oro. Tale tecnica di
riparazione consiste nell’incollare i frammenti dell’oggetto rotto con una lacca e con della polvere
d’oro. Il risultato è strabiliante: il manufatto è striato d’oro, percorso da linee che lo rendono
nuovo, diverso e di pregio.
Nella clausura monastica, Teresa aveva potuto usare un taccuino della sorella Celina contenente
un’antologia di passi biblici. Consultandolo appuntava a matita, su un cartoncino, diverse frasi: “Se
qualcuno è molto piccolo venga a me…” (Prov 9,4). “Chi si farà piccolo come questo bambino, sarà
il più grande nel regno dei cieli” (Mt 18,4). Queste ed altre citazioni sono il fondamento biblico
della “Via dell’infanzia spirituale” tracciata da Teresa. Per lei, che voleva guadagnarsi l’Amore di
Dio, sapere che il Padre ama i piccoli, non lasciava via di scampo: bisognava farsi piccoli. Ecco che
allora diventare come i bambini è il cammino quotidiano, ed entrare nel regno dei cieli è la meta
finale. Per raggiungere l’obiettivo, a Teresa vengono idee originalissime. Come quella volta che
fece a Gesù Bambino la proposta di “diventare una sua pallina, un giocattolo nelle sue mani”. Non
era un’idea infantile. Non dimentichiamo che quando Teresa entrò in monastero a soli 15 anni, la
Priora riconobbe in lei la maturità spirituale di una trentenne. A Teresa piaceva immaginarsi
totalmente abbandonata tra le braccia di Dio. Lo sapeva bene la sorella Celina che, un giorno, le
regalò una piccola barchetta, costruita a mano, con la scritta “abbandono” sulla vela. Come la
barca, anche la piccola Teresa si lasciava condurre dal vento nel porto sicuro dell’abbraccio divino.
I Santi non si limitano a meditare i misteri della vita di Gesù, ma dalla meditazione passano
all’imitazione di Gesù, loro modello.
Concludo con una esperienza della nostra vita missionaria in Centrafrica. Ogni volta che arrivo in
un villaggio, sono i bambini ad accogliermi, tanti, rumorosi e festanti. Forse è questa la fotografia
di come saremo accolti, se Dio lo vorrà, nel regno dei cieli: tanti cuori bambini che lodano festosi.
Gli Angeli Custodi, che oggi festeggiamo, ci aiutino a contemplare e imitare Dio.
Preghiamo.
O Dio, che mandi i tuoi santi angeli perché siano nostri custodi,
dona a noi di essere sempre difesi dalla loro protezione
e di godere in eterno della loro compagnia.
Per Cristo nostro Signore. Amen
E su tutti voi, amici del Caffè Carmelitano, invoco la benedizione di Dio.
Una buona e santa giornata a tutti!
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