di padre Giustino Zoppi
– Comunità di Bocca di Magra (SP) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 27 ottobre 2026.
30ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13, 18-21)
In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».
E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Sì, davvero questo è il marchio delle opere di Dio: questa enorme sproporzione tra la pochezza, la povertà, la piccolezza degli elementi umani messa in campo e la grandezza del risultato. D’altra parte, Dio aveva fatto così già fin dall’inizio, quando fra tanti popoli potenti, ha chiamato un popolo piccolo, il più piccolo, per usarlo come strumento per portare la salvezza al mondo intero. E che cosa ha fatto poi Gesù all’inizio della Chiesa? Anche qui, un piccolo gruppo di uomini e di donne forti dello Spirito che Gesù ha loro inviato, sono stati mandati ad annunciare il Vangelo in tutto il mondo. E dopo pochi anni in tutto il territorio era stato annunciato il Vangelo, non solo ai vicini ma anche ai lontani.
Non diversamente, poi, il Signore ha fatto per il tempo della Chiesa. Pensiamo soltanto al caso di San Francesco, questo piccolo uomo che abbraccia la povertà più totale con un piccolo nucleo di amici. Dopo un po’ di tempo tutta l’Europa è invasa dai suoi conventi, che contribuiscono in maniera determinante alla rievangelizzazione dell’intero continente. Sì, veramente come il Signore ha detto a San Paolo, la mia potenza si realizza pienamente nella debolezza. Non abbiamo dunque paura della debolezza, non fidiamoci dei nostri progetti; mettiamoci a disposizione dei progetti di Dio, senza calcolare le forze che abbiamo. Soltanto una cosa il Signore ci chiede: tanta fede, tanto amore, tanta dedizione all’edificazione del Regno di Dio.
Con la seconda immagine Gesù, invece, vuole richiamarci alla missione della Chiesa nei confronti del mondo, che è come il lievito nei confronti della pasta. Cioè la Chiesa, pur non coincidendo con tutta l’attività umana, rimanendo anche una realtà piccola, ha però il potere e il compito di fecondarla, cioè di farla crescere, di farla maturare, di farle raggiungere quei traguardi, quella pienezza alla quale il Signore la vuole condurre, perché l’ha pensata così. D’altra parte, perché l’Occidente, che è quella realtà plasmata da secoli di storia cristiana, ha raggiunto traguardi e realizzazioni come nessun’altra parte del mondo? Pensiamo alle realizzazioni in tutti i campi, nel campo della cultura, dell’arte, della scienza, della tecnica, dell’organizzazione sociale, della maturazione dei diritti degli uomini.
Tuttavia, c’è il rovescio della medaglia. Se il mondo si chiude al messaggio di Cristo, se il mondo – l’Occidente in particolare – rifiuta quelle radici cristiane che l’hanno plasmato, il mondo degli uomini regredisce, perde tutte quelle conquiste che si erano ottenute, come per esempio il valore della vita fin dall’inizio del concepimento e alla fine dell’esistenza stessa, illudendosi di creare altri valori che in realtà sono dei disvalori.
Ecco allora, cari fratelli e sorelle, come è importante che la Chiesa si impegni in una nuova rievangelizzazione, che deve essere fatta con umiltà, con rispetto, ma con tanta fede, con tanto amore, con tanto senso di dedicarsi all’opera di Dio per la salvezza del mondo.
Preghiamo.
Dio onnipotente ed eterno,
accresci in noi la fede, la speranza e la carità,
e perché possiamo ottenere ciò che prometti,
fa’ che amiamo ciò che comandi.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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