di padre Marco Poggi
– Comunità di Bozoum (Rep. Centrafricana) –
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Buongiorno a tutti, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 3 novembre 2026.
31a settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,15-24)
In quel tempo, uno dei commensali disse a Gesù: “Beato chi mangerà il pane nel regno di Dio!”.
Gesù rispose: “Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo
servo a dire agli invitati: Venite, è pronto. Ma tutti, all’unanimità, cominciarono a scusarsi.
Il primo disse: Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego, considerami giustificato.
Un altro disse: Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego, considerami giustificato.
Un altro disse: Ho preso moglie e perciò non posso venire.
Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al padrone. Allora il padrone di casa, irritato, disse al servo:
Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui poveri, storpi, ciechi e zoppi.
Il servo disse: Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto.
Il padrone allora disse al servo: Esci per le strade e lungo le siepi, spingili a entrare, perché la mia casa
si riempia”.
L’invito è fatto a tutti, ma non tutti accettano. E quali sono le cause del rifiuto? Il possesso, il
commercio, il piacere. Quante volte il nostro cuore sceglie altri inviti e rifiuta l’invito del Signore…
Accampiamo mille scuse. Non è il momento opportuno, non ho la testa, non me la sento, scusa, oggi
sono proprio occupato, sarà per un’altra volta! Ricordamelo tra una settimana, chiamami il mese
prossimo… L’anno prossimo sarò più libero…
Abbiamo mille giustificazioni, un campo, dei buoi, una moglie… un lavoro, degli impegni inderogabili,
una famiglia, degli appuntamenti improrogabili, tutte ragioni abbastanza sacrosante e apparentemente
giuste, necessarie e valide… ma che manifestano una certa qual mancanza di fede profonda e di amore
autentico in Gesù…
San Giovanni della Croce, di cui celebriamo quest’anno il giubileo di 300 anni dalla canonizzazione e di
100 anni della proclamazione come dottore della Chiesa, ci aiuta con una bella riflessione nella sua
opera “Il Cantico Spirituale B”, strofa 28 :
“L’anima mia si è data, tutti i miei beni sono a suo servizio;
non pasco più la greggia, non ho più altra cura,
ché solo nell’amore è il mio esercizio!”
1 – Quest’anima è veramente perduta a tutte le cose e guadagnata solo all’amore, senza impiegare più lo
spirito in altra cosa; perciò ella viene meno anche a ciò che è vita attiva e ad altri esercizi esteriori, per
attendere davvero all’unica cosa che, a dire dello Sposo, è necessaria (Lc 10,42), cioè all’attenzione e al
continuo esercizio di amore in Dio (…)
2 (Infatti) è più prezioso al cospetto del Signore e dell’anima e di maggiore profitto per la Chiesa un
briciolo di puro amore…che tutte le altre opere insieme, quantunque sembri che l’anima non faccia
niente.
Preghiamo.
Signore, donaci la consapevolezza di essere stati invitati da Te, gratuitamente, a diventare tuoi figli.
Aiutaci ad essere riconoscenti per questo inestimabile dono;
fa’ che mentre lo gustiamo possiamo testimoniarlo ad altri perché anch’essi si sentano invitati a partecipare al tuo banchetto di vita.
Liberaci dalla pazzia che ci fa rifiutare il tuo invito con le ridicole scuse della nostra miope indifferenza ! Aiutaci a metterti al primo posto nella nostra vita e ad accogliere i tuoi inviti! Amen!
Una buona e santa giornata a tutti!
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