di padre Marcello Bartolomei
– Comunità di Baoro (Rep. Centrafricana) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 5 novembre 2026.
31ª settimana del Tempo Ordinario.
Beata Francesca d’Amboise, carmelitana.
Dal Vangelo secondo Luca (15, 1-10)
Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”. Ed egli disse loro questa parabola:
“Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte”.
Le parabole della misericordia ascoltate ci indicano il valore di ogni persona. Ognuno ha un valore infinito (Gesù si sarebbe, come può dirsi, incarnato anche solo per una persona peccatrice). Dio ci ama immensamente, e ci ama personalmente. Ciascuno a cui Dio dona la vita, Dio lo ama e desidera di essere amato da lui; Dio vuole stabilire un’amicizia particolare con ciascuno. Dio ama sempre e continua ad amare anche quando l’uomo si perde. Come il pastore e la donna della parabola, Dio non si dà pace finché non ritrova la sua pecora, la sua moneta, perché noi siamo suoi.
Gesù è Dio stesso che si mette alla nostra ricerca. In ogni tempo ci sono uomini che si perdono e che hanno bisogno di essere ritrovati. È il mistero della sofferenza di Cristo che si perpetua nel tempo: “Gesù è in agonia sino alla fine dei tempi”, diceva Pascal.
Dopo la ricerca e il ritrovamento c’è la gioia, gioia alla quale Dio vuole rendere partecipi tutti gli altri che non si sono smarriti, mentre gli angeli stessi fanno festa nel cielo.
Questo ci fa capire come, ad esempio, il sacramento della riconciliazione è un sacramento della gioia, anche se il più sovente lo celebriamo in forma personale. Però esiste anche la possibilità di fare una celebrazione liturgica comunitaria, dove ognuno si confessa e dove tutti insieme lodano e ringraziano il Signore.
Il vangelo ascoltato ci fa capire anche questo: noi siamo tutti una sola famiglia. Come Gesù, anche
noi dobbiamo sentirci responsabili gli uni degli altri; ognuno di noi deve essere Gesù, il buon pastore, che si prende cura del gregge, andando alla ricerca di chi si smarrisce. Pur rispettando la libertà di ciascuno, possiamo dare dei consigli e soprattutto dobbiamo continuare ad amare, possiamo pregare o fare dei sacrifici. Fare tutto questo è come dare del nostro tempo per andare alla ricerca della pecora smarrita.
Forse un giorno scopriremo che qualcuno ha collaborato con Cristo per la nostra salvezza e canteremo insieme le misericordie del Signore.
Preghiamo.
Tu solo sei santo, Signore,
e fuori di te non c’è luce di bontà.
Fa’ che viviamo una vita autenticamente cristiana,
per non esser privati della tua visione nel cielo.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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