di padre Andrea Frizzarin
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, amici, con il caffè carmelitano di oggi, 7 novembre 2026.
31ª settimana del Tempo Ordinario.
Beato Francesco Palau, carmelitano.
Memoria di Santa Maria in sabato.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 16,9-15)
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».
Furbi anche per il Cielo! Gesù oggi ci parla di soldi. E lo fa senza tanti giri di parole: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta». Come sarebbe? Gesù ci insegna a fare i furbi? Proprio così! Ma bisogna capire in che cosa consiste la furbizia.
Ieri abbiamo ascoltato la parabola dell’amministratore disonesto, che si era dato da fare per garantirsi un futuro. Oggi Gesù riprende il discorso e ci lancia una provocazione: siamo capaci di essere altrettanto intraprendenti quando si tratta del Regno dei cieli? Per i soldi sappiamo inventarci mille strategie. Li mettiamo da parte, cerchiamo occasioni, facciamo progetti, pensiamo a come farli fruttare. E va bene
amministrare con intelligenza quello che abbiamo ricevuto. Ma Gesù ci ricorda che c’è un investimento ancora più importante: usare i nostri beni per fare del bene. Il denaro, infatti, può diventare tante cose. Può gonfiare il nostro egoismo, tenerci prigionieri della paura di perdere quello che possediamo, farci credere che tutto abbia un prezzo. Oppure può trasformarsi in un aiuto concreto per chi è nel bisogno,
in un gesto di generosità, in un’occasione per restituire dignità a qualcuno.
E qui arriva la furbizia evangelica: ciò che doniamo per amore non è denaro buttato via. È un bene che cambia forma. Diventa amicizia, speranza, pane condiviso. E Gesù arriva a dirci che proprio quegli amici, un giorno, ci accoglieranno nelle dimore eterne. Pensiamoci: chi meglio dei poveri può capire il valore di un dono? Chi ha sperimentato la generosità sa quanto può cambiare una vita un aiuto arrivato al momento giusto. Certo, il problema non è avere qualcosa in tasca. È lasciare che quel qualcosa si prenda il cuore. I beni sono strumenti preziosi, finché restano nelle nostre mani; diventano padroni quando cominciano a comandarci loro.
E allora facciamoci furbi! Non sprechiamo i doni ricevuti. Facciamoli fruttare in gesti di carità, in attenzione verso gli altri, in occasioni per amare. Perché il conto più importante della nostra vita non si misurerà in euro, ma nell’amore che siamo riusciti a mettere in circolo. E quello, grazie a Dio, non perde mai valore.
Preghiamo.
Dio onnipotente e misericordioso,
tu solo puoi dare ai tuoi fedeli il dono di servirti in modo lodevole e degno;
fa’ che corriamo senza ostacoli verso i beni da te promessi.
Per Cristo Nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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