di fra Régis-Marie Mbamy
– Comunità di Genova –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 6 novembre 2026.
31ª settimana del Tempo Ordinario.
San Nonio Alvares Pereira, carmelitano.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 16, 1-8)
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».
Il ruolo di un amministratore è di gestire gli affari e i beni a lui affidati. È un ufficio che richiede trasparenza, onestà e verità. L’amministratore che abbiamo oggi nel racconto del vangelo invece non racchiude in sé queste qualità appena citate. In effetti, non avendo ben gestito i beni, il suo padrone gli chiede di rendere conto della sua amministrazione e lo informa che gli sarà tolto quest’ufficio. All’udire questo, l’amministratore malvagio e disonesto gioca l’ultima carta, il joker che gli permetterebbe di non mancare di nulla quando sarà deposto: fare carte false per alleggerire i debitori del suo padrone; così facendo, spera di essere accolto da loro quando sarà licenziato. Quest’astuzia sarà lodata dal suo padrone. Gesù, al contrario di questo padrone, ci chiama a non agire così. Per mezzo di questa parabola egli stabilisce chiaramente la differenza tra la sua logica e quella del mondo. Il mondo apprezza la menzogna, la scaltrezza; invece il Signore pone la verità come base di ogni relazione e di ogni azione umana. Egli stesso è la Verità. I figli di Dio sono figli della luce, i figli del mondo sono delle tenebre e della menzogna. Da che parte siamo? Siamo figli della luce o figli di questo mondo? Che tipo di amministratori siamo noi? Per mezzo del sacramento del Battesimo, abbiamo lasciato le tenebre del peccato per venire alla luce di Cristo. L’abito bianco dei neobattezzati è il simbolo della luce. Ebbene fratelli, benché viviamo in questo mondo, non siamo di questo mondo; siamo figli eletti in cammino verso il Regno di Cristo, gli eredi chiamati alla Luce eterna del paradiso, nostra vera città. Sant’Agostino ce lo conferma dichiarando: «La nostra città si trova nei cieli». Viviamo in vista del paradiso, luogo della nostra unione perfetta con Dio. Quindi amministriamo gli affari a noi confidati con diligenza. Ogni cosa che facciamo sia fatta nella verità e nell’amore, che sia in famiglia che sia dove lavoriamo. Sarà il segno dei buoni amministratori che siamo.
Preghiamo.
Fa’ di noi, Signore, un popolo
che fa della sua vita quotidiana
un cammino verso il tuo Regno eterno
dove godremo pienamente di te,
Dio trino e unico, e luce eterna.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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