Caffè di domenica 8 gennaio 2023

di padre Roberto Fornara
– Comunità di Arenzano (GE) –

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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 8 gennaio 2023.

Festa del Battesimo del Signore.
Fine del Tempo di Natale.
San Pier Tommaso, carmelitano.

Dal Vangelo secondo Matteo (3, 13-17).

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Lo stupore di Giovanni Battista coincide con il nostro stupore: Giovanni sta predicando un battesimo di penitenza e di conversione dai peccati; perciò è lui che dovrebbe sottoporsi a questo rito all’avvicinarsi di Gesù. E invece l’atteggiamento di Gesù è paradossale: “Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia”, cioè che rispettiamo in tutto e per tutto il progetto di Dio. E così il Verbo fatto carne si rende in tutto e per tutto solidale con l’uomo debole, peccatore, bisognoso di perdono e di riconciliazione. E l’evangelista commenta semplicemente: “Allora egli lo lasciò fare”. Forse sta qui uno dei segreti principali del cammino di conversione: anziché voler fare, lasciar fare a Dio, permettere al Signore di compiere il suo progetto nelle piccole e grandi scelte della vita quotidiana, consegnargli le redini della nostra vita, rinunciare ad anteporre i nostri programmi per metterci in ascolto del suo programma.

Il battesimo di Gesù al fiume Giordano rappresenta anche un evento di rivelazione: per Gesù i cieli si aprono, e l’evento cristologico diviene un evento trinitario. Lo Spirito entra in scena per prendere possesso di Gesù, e la voce del Padre risuona per indicare il Figlio: «Questi è il Figlio mio, l’amato». È il primo contenuto della rivelazione celeste: l’identità filiale di Gesù. È strettamente in rapporto col Padre e non agisce se non secondo ciò che sente dal Padre. È la stessa identità filiale ci viene consegnata nel battesimo, che ci rende consapevoli della nostra dignità di figli e figlie di Dio, abilitandoci a una missione di testimonianza. La seconda frase aggiunge la pienezza di senso della missione del Figlio: «in lui – dice il Padre – ho posto il mio compiacimento». Il Figlio, cioè, è la pienezza della gioia, della speranza e dei desideri del Padre. In lui confluiscono tutte le attese di Dio. In lui si rivela il vero volto della divinità. Nel suo cuore si riversa la pienezza dell’amore che trabocca nel cuore di Dio Padre.

Gesù che si immerge nelle acque del Giordano vuole sommergerci con i flutti di questo amore traboccante. Pienamente solidale con noi peccatori, intende inserirci in quella comunione che sola ci può salvare. È significativo, a questo proposito, il verbo al plurale al v. 15: «conviene che adempiamo ogni giustizia». Gesù non affida a Giovanni una missione (adempi ogni giustizia). E non si pone come chi ha il compito di portare avanti un’opera (io devo adempiere ogni giustizia), ma si presenta umilmente con il dono di una comunione che salva: «adempiamo ogni giustizia». È in questa comunione che siamo invitati a entrare, accogliendo come figli amati la parola del Figlio, in cui Dio Padre ha posto tutto il suo compiacimento.

Preghiamo.
Dio onnipotente ed eterno,
che dopo il battesimo nel fiume Giordano
proclamasti il Cristo tuo amato Figlio
mentre discendeva su di lui lo Spirito Santo,
concedi ai tuoi figli di adozione,
rinati dall’acqua e dallo Spirito,
di vivere sempre nel tuo amore.
Per Cristo, nostro Signore. Amen.

A tutti voi l’augurio di una buona e santa giornata!

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