di fra Francesco Palmieri
– Comunità di Genova –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 3 febbraio 2023.
IV settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 6, 14-29).
In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello».
Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.
Durante i due anni in cui sono stato conventuale a Trento, presso il Santuario della Madonna delle Laste, ho sentito parlare più volte di un’antica usanza: quella di presentare agli sposi, durante il banchetto di nozze, un dolce che nelle sembianze ricordava la testa di Giovanni Battista. Molto probabilmente l’intento era quello di esortare i due coniugi alla reciproca fedeltà, perché – per affermare il valore del matrimonio – qualcuno ci aveva lasciato la testa.
San Giovanni Battista si può definire a buon diritto il difensore del matrimonio, ma non soltanto perché è stato l’ammonitore della cattiva condotta di Erode. Nel concreto, lui è morto a causa di tradimenti e meschini intrighi di palazzo, ma in realtà ha dato la vita per un altro matrimonio che si doveva celebrare: in un altro passo del Vangelo, il Battista è definito “l’amico dello Sposo”, il testimone di nozze di Gesù. Anche il riferimento allo scioglimento del laccio del sandalo ha una connotazione nuziale. Nel mondo ebraico, chi aveva diritto a sposare una vedova per i legami di parentela con il defunto, poteva cedere tale diritto ad un altro pretendente, sciogliendosi e consegnandogli pubblicamente il proprio sandalo. Ciò per cui arde San Giovanni Battista è lo sposalizio tra Dio e l’umanità, che si manifesta nella accoglienza della venuta di Gesù.
Maria, Madre nostra, aiutaci ad abbandonare le nostre pianificazioni personali, per accogliere la volontà di Dio a piene mani, affinché le nostre anime siano ogni giorno pronte con le lampade accese per la venuta di Gesù.
Preghiamo.
Signore Dio nostro, concedi a noi tuoi fedeli
di adorarti con tutta l’anima
e di amare tutti gli uomini con la carità di Cristo.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata e buon anno a tutti voi!
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