di padre Maurice Maikane
– Comunità di Savona –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 22 aprile 2026.
3ª settimana del Tempo di Pasqua.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,35-40)
In quel tempo, disse Gesù alla folla:
«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete.
Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
Cari amici, da sempre l’uomo è desiderio e per sua natura è alla ricerca di senso, di felicità, di pienezza. Gesù in questo brano si identifica come il pane della vita, che dà forza e vigore al nostro passo. Come Dio padre nel deserto sfamò il suo popolo con il dono della manna, così oggi Gesù, suo figlio si fa pane spezzato e dona la sua vita a noi. Noi che mangiamo del suo corpo ci immergiamo nella sua vita e divenendo come lui viviamo dell’amore del Padre.
Questo dialogo di Gesù sul pane è molto simile al dialogo con la samaritana, dove Gesù parla dell’acqua che dà la vita eterna. E la samaritana disse: Dammi quest’acqua! Ecco qui c’è un pane che dà la vita eterna già ora. In questa parte del discorso sul pane di vita, Gesù vuole che tutti noi cristiani, fedeli seguaci e ascoltatori facciamo un salto nella fede. Li ha saziati una volta con il pane della terra e, ora, vuole che abbiamo fame del pane celeste.
Che cosa significa? Significa che quello che conta non è il pane che mangi, è qualcosa di più, e cosa c’è di più nel pane che dà la vita? C’è la relazione, l’amore, la condivisione, la giustizia, la fraternità, la libertà. Questa è la vita eterna che fa già vincere la morte.
Gesù non vuole che ci perdiamo d’animo di fronte alle traversie della vita. Per questo sta nell’Eucaristia, per fare riposare il nostro cuore in Lui e tenerlo al sicuro, con lo sguardo rivolto verso il cielo mentre camminiamo sulla terra.
La Chiesa chiama l’Eucaristia “pegno della gloria futura” (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n.1402). Gesù stesso si impegna, per così dire, ad aprirci la porta del cielo se lo abbiamo ricevuto con devozione nel corso della nostra vita. E, in fin dei conti, è proprio questo quello che conta davvero: tutto il resto, il successo, il fallimento, il cambio dei programmi, ecc., è relativo. Nell’Eucaristia, invece, c’è la vita eterna.
Preghiamo.
Assisti, o Padre, la tua famiglia,
e a quanti nella tua bontà hai donato la grazia della fede
concedi di aver parte all’eredità eterna
nella risurrezione del tuo Figlio unigenito.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona e felice domenica a tutti voi!
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