di fra Evrard-Marie Gbayonnon
– Comunità di Genova –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 1 maggio 2026.
4ª settimana del Tempo di Pasqua.
Memoria di San Giuseppe lavoratore.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,54-58)
In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.
Fratelli e sorelle,
Quando Gesù torna a Nazareth, coloro che lo hanno visto crescere si rifiutano di riconoscere in lui la presenza di Dio. Conoscono il suo mestiere, la sua famiglia, il suo paese. Questa familiarità impedisce loro di aprire il cuore. E il Vangelo ci dice che Gesù può compiere solo pochi miracoli a causa della loro mancanza di fede.Questo rifiuto di vedere Dio all’opera nell’ordinario risuona fortemente oggi.
Nelle nostre società segnate dalla diffidenza, dalla stanchezza spirituale, dalle crisi della Chiesa, anche noi rischiamo di dire: «Lo sappiamo già. Non può nascere nulla di nuovo». Come gli abitanti di Nazareth, a volte riduciamo i nostri fratelli, le nostre sorelle e la Chiesa alle loro fragilità, dimenticando che Dio ama rivelarsi in ciò che è umile e discreto.
In questa memoria di San Giuseppe Lavoratore, il Vangelo assume un significato particolare. Giuseppe, l’artigiano silenzioso, è stato il primo a riconoscere l’opera di Dio nella semplicità della vita quotidiana. Laddove altri vedevano solo un bambino comune, lui ha visto il Salvatore. Laddove altri vedevano solo un laboratorio, lui ha visto un luogo di santificazione.
Giuseppe ci insegna che Dio passa attraverso il lavoro umile, la fedeltà nascosta, la pazienza dei giorni ordinari. Oggi chiediamo la grazia di uno sguardo rinnovato: vedere Cristo nella Chiesa nonostante le sue ferite, nelle nostre comunità nonostante i loro limiti, nelle nostre vite nonostante la loro banalità. Che san Giuseppe ci aiuti ad accogliere Dio dove non lo aspettavamo, affinché Cristo possa compiere miracoli in mezzo a noi.
Preghiamo.
O Dio, che hai chiamato l’uomo a cooperare con il lavoro
al disegno della tua creazione,
fa’ che per l’esempio e l’intercessione di san Giuseppe
siamo fedeli ai compiti che ci affidi,
e riceviamo la ricompensa che ci prometti.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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