di padre Davide Sollami
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 2 giugno 2026.
9ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 12,13-17)
In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno,
perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no
pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi
un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù
disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.
Quante volte Gesù è stato messo alla prova? Lo abbiamo visto in situazione diverse… Quando gli avevano presentato il caso, creato ad arte, di una moglie che aveva avuto sette mariti. O quella volta che volevano uccidere a sassate la donna di strada? “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” (Gv 8,7): le risposte del Maestro sono diventate proverbi. E adesso quest’altra domanda: è lecito pagare il tributo a Cesare: sì o no?
Se Gesù avesse risposto sì, sarebbe risultato schierato a favore dell’invasore straniero. Se invece avesse
detto no, lo avrebbero accusato di incitare le folle a disobbedire all’Imperatore. Insomma, era stato
calcolato che qualsiasi sua risposta poteva essergli fatale. E invece no. Con una sola frase, il Cristo si libera dal loro inganno. “Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare”. Le monete con le immagini degli imperatori erano di uso comune. L’effige dava prestigio al metallo e i metalli preziosi, come oro, argento, bronzo, davano gloria al Governante. Inoltre la figura dell’Imperatore aveva l’utilità di distinguere il denaro autorizzato dagli spiccioli falsi.
Poi, però, Gesù aggiunge: “rendete quello che è di Dio, a Dio”. Che cosa è di Dio? Cosa porta la Sua
immagine? L’uomo! “E Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra somiglianza” (Gen 1, 26). Il Signore è il primo e l’unico a volerci a Sua immagine. Il nostro cuore e la nostra anima sono più preziosi dell’oro. E quando
proviamo ad assomigliargli siamo una lode al Creatore! Probabilmente altri, penso al Demonio, sono gelosi della ricchezza di Dio.
Diamo al Signore quello che gli appartiene da sempre: la bellezza, la gloria, l’amore… Tutto! Diamogli noi
stessi, perché in fondo, nel nostro intimo, sono già suoi.
E se imparassimo, ogni volta a guardare una persona, pensando: “Ho davanti a me un’immagine del
Padre, un figlio di Dio”? Che bello sarebbe se riuscissimo ad educare i nostri pensieri e i nostri occhi a
vedere le persone come le guarda il Signore.
Avremmo un sguardo così bello… uno sguardo a immagine di Dio.
Preghiamo.
O Dio, che nella tua provvidenza
tutto disponi secondo il tuo disegno di salvezza,
allontana da noi ogni male e dona ciò che giova al nostro vero bene.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
E su tutti voi, amici del Caffè Carmelitano, invoco la benedizione di Dio.
Una buona e santa giornata a tutti!
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