di padre Carlo Cencio
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 3 giugno 2026.
9a settimana del Tempo Ordinario.
Memoria dei Santi Carlo Lwanga e compagni, martiri.
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 12,18-27)
In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».
In questo passaggio del Vangelo di Marco noi troviamo che i Sadducei presentano un esempio della casistica scolastica per sentire che cosa ne pensa Gesù, ma soprattutto per affermare che non c’è la risurrezione dei morti. Infatti pensano che se i corpi risorgono anche nell’altra vita, quella donna dovrà mettersi con un marito. Siccome ne ha avuti sette, con chi si metterà? Ecco una cosa insolubile. Quindi non c’è risurrezione dei morti.
Ma Gesù risponde molto bene dicendo loro, prima di tutto, che non conoscono bene le scritture della potenza di Dio. Infatti le scritture, la Genesi, ci fanno sentire che Dio si definisce Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe. E Gesù sottolinea che questi patriarchi sono tutti vivi, cioè risorti, perché Dio non è Dio dei morti, ma dei viventi. E poi ci fa capire che questi risorti non sono dei redivivi, come Lazzaro, come bisognosi di mangiare, di bere, di fare figli. Sono tutti corpi spirituali, come angeli e non prendono mogli o mariti, in una forma nuova di vita felice e beata, di armonia e di comunione divina amorosissima, con corpi tali e quali a quelli di Gesù risorto, per una gioia e una festa senza fine. Cose che dimostrano la vera onnipotenza di Dio.
Preghiamo.
O Dio, che nel sangue dei martiri hai posto il seme di nuovi cristiani,
concedi che il campo della tua Chiesa,
irrigato dal sangue di san Carlo [Lwanga] e dei suoi compagni,
produca una messe sempre più abbondante, a gloria del tuo nome.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti voi!
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