di padre Federico Trinchero
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 10 giugno 2026.
10a settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,17-19)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi, dunque, trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
Gesù, nella sua predicazione come nel suo comportamento, mostrò di avere nei confronti della legge un rapporto caratterizzato da grande libertà di spirito. E questa sua libertà suscitò tra scribi, farisei e dottori della legge una certa preoccupazione, se non addirittura collera. Per questo, fin dall’inizio del suo ministero, cercarono di trarlo in inganno con domande trabocchetto. Infatti, se avesse insegnato a non rispettare la legge, in particolare la legge data da Mosè, non sarebbe stato un buon maestro e, tantomeno, il Messia inviato da Dio che pretendeva di essere. E, così, avrebbero trovato facilmente un motivo valido per condannarlo. Gesù, come lui stesso afferma, non è venuto per abrogare la legge antica, ma per ridare alla legge, con il suo insegnamento e il dono della sua vita, il suo vero significato e, quindi, il suo compimento ultimo e definitivo.
Quando gli domandarono, ad esempio, qual era il più grande dei comandamenti, Gesù rispose che il primo comandamento era l’amore per Dio, ma aggiungendone anche un secondo, a lui simile e strettamente unito, che consiste nell’amore del prossimo. E di quell’amore per Dio e per il prossimo diede lui stesso esempio e compimento amando fino alla fine, obbedendo alla volontà del Padre e dando la sua vita per la nostra salvezza.
Lo comprese molto bene anche san Paolo che, nella lettera ai Romani, da grande esperto e fanatico difensore della legge quale era, prima della sua conversione, arrivò ad affermare, con una sintesi insuperabile e di grande audacia: “Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge. Infatti: Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai, e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: Amerai il tuo prossimo come te stesso. La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge, infatti, è la carità” (Rm 13,8-10). E ancora, nella lettera ai Galati: “Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso.” (Gal 5,13-14).
Anche Santa Teresa di Gesù, la riformatrice del Carmelo, all’inizio del Castello Interiore, così sintetizza il rapporto tra il duplice comandamento dell’amore e la Regola: “Convinciamoci, figlie mie, che la vera perfezione consiste nell’amore di Dio e del prossimo: quanto più esattamente osserveremo questi due comandamenti, tanto più perfette saremo. L’intero complesso della nostra Regola e delle nostre Costituzioni non serve che da mezzo per meglio osservarli” (1D 2,16).
Preghiamo.
O Dio, sorgente di ogni bene,
ispiraci propositi giusti e santi e donaci il tuo aiuto,
perché possiamo attuarli nella nostra vita.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Buona giornata a tutti!
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