di padre Marco Garagnani
– Comunità di Arenzano (GE) –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 12 ottobre 2026.
28a settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,29-32)
In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».
L’affermazione decisa e categorica di Gesù, risuona e riecheggia nel dispiegarsi
delle generazioni successive a quella di fronte a Lui, sino alla nostra.
Si, è vero, siamo malvagi, siamo cattivi.
Nella religione, infatti, cerchiamo una soluzione ai nostri problemi, un benessere
psicofisico e fatti miracolosi o soprannaturali che possano attestarne la validità.
Eppure dovremmo conoscere bene che la nostra fede non si fonda su quelle cose.
Esse non rappresentano il fine della nostra vita cristiana. Sono una conseguenza
non indispensabile, anche se gradita e a volte permessa da Dio in dono, perché il
vero termine al quale orientare la nostra fede è la Carità perfetta in Gesù Cristo
Nostro Signore.
Egli desidera farcela conseguire, per Grazia, passando attraverso la Sua Morte e
Risurrezione.
Le gioie passeggere dell’esistenza non hanno l’ultima parola sulla nostra scelta
di fede, anche se rappresentano un lieto riverbero della Risurrezione di Gesù.
E anche le sofferenze non hanno l’ultima parola sulla nostra condotta di cristiani
perché sono un riflesso della Passione e morte di Gesù.
Senza la Carità verso Dio e verso il prossimo come verso a noi stessi, i dolori e le
consolazioni non sono per nulla efficaci ed edificanti.
Lasciamoci convertire quotidianamente dal Mistero Pasquale del Signore Gesù,
desiderando morire e risorgere con Lui in ogni azione, affinché la Carità divina
risplenda sempre più nei nostri contesti di vita umana ed ecclesiale.
Preghiamo.
Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia, o Signore,
perché, sorretti dal tuo paterno aiuto,
non ci stanchiamo mai di operare il bene.
Per Cristo Nostro Signore. Amen.
Una santa e buona giornata a tutti!
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