di padre Matteo Pesce
– Comunità di Torino –
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Buongiorno, cari amici, con il caffè carmelitano di oggi, 13 ottobre 2026.
28ª settimana del Tempo Ordinario.
Dal Vangelo secondo Luca (11,37-41)
In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il
fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è
pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date
piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».
Impossibile sapere se quel fariseo abbia invitato Gesù a pranzo apposta per vedere come se la cavava con l’osservanza della Legge, oppure lo abbia fatto per un sincero rispetto di quel maestro un po’ speciale. Chissà… fatto sta che, da buon fariseo, volente o nolente, non può non notare l’inosservanza delle abluzioni già prima di mangiare.
Al che Gesù, specularmente, non può farsi scappare l’occasione di annunciare il suo Vangelo in quella casa e a quelle persone. Per lui è troppo importante liberare la relazione dei credenti con il Padre da quel modo minuzioso e pedante di preoccuparsi di talmente tanti particolari da perdere di vista la bellezza dell’insieme, mettendo così al centro se stessi e la propria immagine sociale.
Gesù, paragonando la pulizia delle stoviglie alla purezza interiore, cioè la sincerità
delle intenzioni, lancia anche l’invito a dare in elemosina il cibo come un primo passo di autentica
purificazione: volgendo, cioè, lo sguardo da se stessi agli altri, si può iniziare almeno a cambiare
prospettiva e a dimenticarsi di se stessi e della propria presunta perfezione.
Fino ad oggi, nel concreto della vita della comunità cristiana, e dei religiosi in particolare, l’attenzione ai poveri ci costringe a tenere i piedi per terra, per non costruirsi una cosiddetta “vita spirituale” finta, dove per “spirituale” finiamo per intendere solo ciò che è astratto ed emotivo. Sulla base di un amore reale per Dio e per il prossimo si può, allora, badare anche alle minuzie, ma come delicatezze dell’amore e non più come il primo filtro per giudicare gli altri.
Preghiamo.
Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia, o Signore,
perché, sorretti dal tuo paterno aiuto,
non ci stanchiamo mai di operare il bene.
Per Cristo Nostro Signore. Amen.
Una buona e santa giornata a tutti!
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